Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Quando la musica viene dal basso

Poche idee per i concerti in Sardegna

Scritto da Antonio Maccioni | 12 settembre 2013 | Dialogo culturale
L’esempio più significativo è Here I Stay, il festival di musica indipendente che da alcuni anni agitava le estati del medio campidano proponendo un ricchissimo programma di musica nazionale e internazionale: Vado in Messico, Damo Suzuki, Strange Boys, Oneida, Antonello Salis, Zu. L’associazione culturale che ne seguiva l’organizzazione, nel 2011, è balzata agli onori delle cronache isolane quando il comune di Arbus, a un solo giorno dall’evento, con grande sorpresa di tutti, notificava la mancata autorizzazione per il pubblico spettacolo che si sarebbe dovuto tenere a fine luglio nei pressi del Pozzo Gal, così generando un danno economico enorme per organizzatori, operatori turistici e partecipanti. Per Here I Stay – idealmente caratterizzato dalla volontà di non lasciare questa terra, decidendo di combattere per renderla un posto migliore – è stato l’inizio di un incubo. Dopo l’evento del 2012, che si è svolto dalle parti di Monastir, quest’estate l’associazione ha saltato l’attesa edizione dell’appuntamento. Spiegavano in un comunicato diffuso nel mese di giugno gli organizzatori: «Il festival è sempre stato un momento in cui far confluire tutte le energie accumulate in un anno di lavoro, durante il quale cercare di mettere in luce le band sarde che più ci piacciono, facendole suonare in un’unica festa con nomi della scena indipendente nazionale e internazionale, un momento in cui divertirci insieme al pubblico, facendo la cosa che più ci piace. Le condizioni per far arrivare in Sardegna un pubblico nazionale ed internazionale, indispensabile per un festival come il nostro, sono proibitive e il supporto di chi ci ha sempre seguito non è più sufficiente a sostenere le spese di un evento che voleva crescere e migliorarsi di anno in anno». 
 
Talvolta durissimo è l’impatto con la realtà. Le nostre amministrazioni e affini, nel frattempo, proprio nei mesi scorsi, sostenevano i vari Antonella Ruggiero a Cossoine, Nek a Bono, Umberto Tozzi a Silanus. In molti casi si trattava di vecchi musicisti rispettabili: presi a titolo di esempio, in rapporto alla situazione appena descritta, testimoniano però nel confronto stridente tutta la pochezza che in determinati contesti ci circonda, la povertà di entusiasmo e di idee, la scarsa capacità di leggere i tempi e di comprendere la realtà e le persone che abbiamo attorno, dicono dell’incapacità di sfruttare le nostre stesse risorse, anche semplicemente “organizzative”, della mancata consapevolezza che la musica è anche unione e incontro, soprattutto quando viene dal basso. Anche se ancora lontani dai livelli di Here I Stay, dalle nostre parti sono meritevoli di grande attenzione alcuni eventi: ’DU, Baluladu Music Festival, nell’oristanese; il rocKas, nel nostro territorio, nei pressi delle Sorgenti di Sant’Antioco, a Scano Montiferro, che si è tenuto il 17 agosto scorso. Dove i ragazzi faranno di tutto per non farli morire, perché l’ultima stellina sanremese può aspettare.