Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Tornare alla lotta contro le ingiustizie

Scritto da Antonio Maccioni | 21 dicembre 2013 | Oltre i fatti
Forse perché la sua stessa persona col tempo è divenuta un simbolo autentico e universale della lotta contro l’oppressione intesa in senso lato, la morte di Nelson “Madiba” Mandela avvenuta il 5 dicembre scorso ha colpito l’immaginario collettivo trovando per giorni ampio spazio sulla stampa e sulle tv del mondo. Scomparso all’età di 95 anni nella sua casa di Johannesburg, in Sudafrica, nella provincia di Gauteng, Mandela è stato il primo presidente eletto dopo la fine dell’apartheid, la politica di segregazione razziale rivolta contro i neri come lui e rimasta in vigore nel suo Paese dal dopoguerra fino ai primi anni Novanta del secolo scorso. Ebbe un ruolo di primo piano nella campagna di resistenza portata avanti dal partito dell’African National Congress contro il Partito Nazionale salito al potere nel 1948: fu arrestato nel 1956 nei giorni della battaglia di massa insieme a 150 persone; rilasciato, abbracciò la lotta armata guidando campagne di sabotaggio e seguendo gli addestramenti paramilitari. 
 
 Condannato all’ergastolo nel 1964, Mandela rifiutò un’offerta di libertà condizionata intorno alla metà degli anni Ottanta, rimanendo in prigione per ben 26 anni continuando a “ispirare” e guidare persino da dietro le sbarre: ritrovò la libertà nel 1990 e tre anni più tardi, insieme al presidente suo predecessore, de Klerk, uomo bianco ma forse non meno coraggioso di lui, ottenne il premio Nobel per la pace. Mandela fu il primo capo di Stato di colore in Sudafrica e guidò anche politicamente il passaggio dall’apartheid alla democrazia, diventando negli anni successivi una vera icona pop, rischiando di essere trasfigurato nel vecchio misurato e buonista che in realtà non fu. Perché fu invece un uomo che scelse con caparbia di lottare, in tutti i modi, persino con la forza, senza risparmiarsi nella guerra contro l’ingiustizia, fino a perdere per quasi trent’anni – trent’anni! – la propria libertà senza sottrarsi nemmeno allora alla propria scelta. Alle celebrazioni in suo onore hanno partecipato decine di migliaia di persone insieme a 90 leader mondiali. È stato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a citare le parole di una poesia di William Henley che fu già a Madiba molto cara: «Non importa quanto sia stretto il cammino, quanto piena di castighi la vita: io sono il padrone del mio destino, sono il capitano della mia anima».