Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Il decreto Imu-Bankitalia, le risse e i moralizzatori

Scritto da g.mariano@dialogoweb.it | 14 febbraio 2014 | Oltre i fatti
Gli “intellettuali” opinion leader assoldati dai media sono il braccio armato del potere. Oggi l’informazione è la politica. Questa, sì, – altro che schiaffetti, occupazioni e parolacce, atteggiamenti caratteristici di chi piuttosto dovrebbe essere stato rimandato in educazione civica alcuni anni or sono – sarebbe la questione da studiare a fondo nel momento in cui si discutesse di fascismo e totalitarismi, in riferimento alle recenti vicende politiche. La reazione spropositata e fuori luogo del Parlamento (con le offese gratuite e gli spintoni) da parte di alcuni elementi del M5S, Fratelli d’Italia, Sel, nonché di alcune importanti cariche istituzionali, alla decisione di applicare la temuta “ghigliottina” (azzerare l’opposizione chiamando al voto) per favorire l’approvazione del decreto Imu-Bankitalia, ha trovato spazio per molto tempo sui giornali e nei talk show nostrani. Dimostrando in modo palese come l’opinione pubblica possa essere facilmente guidata e indirizzata verso un problema che di fatto non è il vero problema da analizzare, non è l’argomento su cui dovrebbero essere invece ricondotti il dibattito e l’attenzione del Paese. Per questo il 30 gennaio il Corriere della Sera poteva titolare: “Grillini all’attacco, rissa in Aula”; così Repubblica: “Schiaffi e insulti, il Far West in aula”; e il 31 gennaio il Corriere: “Cortei e insulti, Camera nel caos”; così la Repubblica: “Parlamento, la guerra di Grillo”; La Stampa così: “Renzi, grillini squadristi”; poi L’Unità: “Grillo, guerra alle istituzioni”. Totalitarismo? Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, dopo quattro giorni è stato praticamente il primo a tentare di ristabilire il significato delle parole con un lapidario “l’eversione è un’altra cosa”.
 
 Ci si stupisce di un dissenso “voluto” da 9 milioni di persone? E si vuol stare a parlare delle parolacce su facebook? Così, speculando sulle esigenze immediate dell’opinione pubblica degli italiani già vessati da tasse di ogni genere, mentre da una parte veniva abolita la seconda rata dell’Imu del 2013, dall’altra – all’interno dello stesso decreto, per il quale si invocava inutilmente lo scorporo – 7,5 miliardi di euro finivano dalle riserve “per emergenze” dello Stato in Bankitalia (di fatto “privatizzata”) per ricapitalizzazione, così rivalutando le quote: non coi soldi dei soci (gli istituti di credito, come sarebbe stato normale) ma dello Stato, che però non la possiede più. Sosteneva questo l’opposizione. Il “regalo alle banche” (in particolare a Intesa San Paolo, Unicredit, Assicurazioni Generali, e persino all’Inps di Mastrapasqua), un fine gioco di alta economia (assolutamente incomprensibile per la maggior parte di noi) veniva mascherato all’interno di un decreto (no Imu) invocato da tempo. A furor di popolo.