Quindicinale di informazione e di approfondimento
della Diocesi di Alghero-Bosa

Il perdono alla radice della comunione

NITÀ DEI CRISTIANI

14 febbraio 2014 | Dialogo culturale
Si è celebrata, lo scorso 25 Gennaio, la Veglia di preghiera ecumenica per l’Unità dei Cristiani presieduta dal Vescovo Morfino ed organizzata dal Direttore del Servizio Ecumenismo e Dialogo interreligioso Don Potito Niolu. In seguito alla divisione nel primo millennio tra Cattolici ed Ortodossi, alla quale seguirono, nel millennio successivo, Protestanti ed Anglicani, Papa Leone XIII nel 1984 optò per una preghiera unitaria da porre in atto nel tempo di Pentecoste. La prima esperienza si ebbe il 18 Gennaio a New York nel 1908 e, con il passare del tempo, si diffuse in tutto il mondo fino al 1964 quando l’Unitatis Redintegratio, il Decreto sull’Ecumenismo del Concilio Vaticano II, promosse un tempo di apertura della Chiesa al mondo, meglio scandito dalle parole del futuro santo (27 Aprile 2014) Giovanni XXIII :«Bisogna cercare e guardare più quello che ci unisce, che quello che ci divide! ». Il tema di quest’anno “Cristo non può essere diviso” è stato scelto da un gruppo interconfessionale di comunità cristiane del Canada, nazione segnata dal colonialismo e dalle discriminazione apportate ai danni degli aborigeni. Nel corso della Veglia è stato ricordato il cinquantesimo dello storico pellegrinaggio di Paolo VI in Terra Santa avvenuto il 4 Gennaio del 1964, durante il quale – sul monte degli Ulivi - avvenne l’incontro e l’abbraccio con il Patriarca di Costantinopoli Atenagora. Quest’ultimo definì il Papa come “Santissimo fratello in Cristo” e il gesto amichevole venne definito come “Un abbraccio di anime”. Dopo 910 anni furono cancellate le scomuniche vicendevoli fra le due chiese e si aprì un cammino di riconciliazione ancora in corso. 
 
«“Chi non è contro di noi è per noi” (Marco 9, 40), ricorda uno dei misteri più grandi – ha detto il Vescovo Morfino - che come comunità credente viviamo: essere testimoni che molte volte, fuori dal recinto di quello che noi pensiamo il luogo unico dove Dio si muove, abbiamo invece dei segni molto concreti dove Dio si muove. Karl Rahner li chiamava “Cristiani anonimi”, ovvero tante persone che non hanno nessuna etichettatura cristiana, ma hanno i segni di Gesù Cristo come compassione, solidarietà, perdono, rispetto, accoglienza, benevolenza, dominio di sé… etc. Cristiani che non appartengono all’anagrafe cattolica, eppure sono disseminati dentro la storia ed appartengono a Cristo. Anzi, secondo Gesù, essi sono “Il segno di Dio dentro la storia”. […] Gesù Cristo è morto ed è risorto perché ci sia la speranza dell’unità ed ecco perché questa settimana ci sta a cuore in modo particolare, Il fatto di essere dispersi nella storia e segnati anche da millenni di lacerazioni, come quel 1054 quando ci fu la grande lacerazione della Chiesa tra Fozio e Michele Cerulario, ci deve portare a capire a quand’è che siamo divisori, quand’è che siamo diabolici? La domanda che Gesù fa “Di che cosa stavate parlando?” genera silenzio. Per la strada essi avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Ecco il nucleo diabolico di ogni tipo di lacerazione». Il problema nasce ogni qual volta noi cerchiamo di commisurarci con un nostro fratello, risultiamo sempre un po’ più belli, più intelligenti, più bravi. Mentre è bene avere gli atteggiamenti del pubblicano che sa con chi si deve commisurare: con l’Amore gratuito che è Dio. «Dobbiamo essere capaci – ha continuato Padre Mauro – di chiedere perdono per tutte le volte che non costruiamo vicinanza, solidarietà, non curiamo, non diamo rispetto. Tutto questo provoca una reazione a catena invisibile, ma estremamente tragica che è la divisione a grandi livelli tra le comunità». G. Man.