di Don Paolo Secchi
La Cresima è un sacramento fondamentale. Nella sua nuda formulazione, il dato dottrinale appare di inaggirabile e monolitica solidità. Infatti, è il sacramento che conclude il percorso di iniziazione cristiana dei nostri ragazzi. Forse, è proprio a motivo di questa sua connotazione liminale che molti, da Papa Francesco in qua, sottolineano con una certa ironia la sua identità di “sacramento dell’addio”, dal momento che la sua ricezione configurerebbe come non necessario alcun altro percorso formativo, compresa la frequenza alle celebrazioni di precetto. Invece, questo è il sacramento della completezza, dal momento che non soltanto perfeziona il cristiano in quanto tale, ma ne completa la ‘cassetta degli attrezzi’ affinché, da buon lavoratore, possa operare fattivamente alla causa del Regno. È dunque per questo che la Cresima si chiama anche ‘Confermazione’: conferma e rafforza la Grazia che abbiamo ricevuto nel Battesimo, con la differenza che a ripetere/confermare le promesse fatte a suo tempo dai genitori questa volta sono i cresimandi in prima persona a rinnovare la propria fede.
Non si nascondono difficoltà, peraltro note: in piena preadolescenza, con tanti interessi, tra compiti scolastici e sportivi, molti dei nostri ragazzi abdicano con disinvoltura a responsabilità non ritenute più vitali, e/o che non si educa abbastanza a ritenere tali. Eppure, dal punto di vista pedagogico, è straordinario poter dire ad un giovane: “vai, adesso tocca te!”. È lui, infatti, che dà conferma: ribadisce il proprio amore per gli altri mediante il dono rinnovato dello Spirito. Insomma, è evidente che ricevere la Cresima significa principalmente fare un’esperienza sempre più consapevole della vicinanza del Signore e del suo amore. Ma non per sé stessi. E qui viene il bello! E se anche il passaggio formativo avesse – anche e già – un aspetto esperienziale/sperimentale? La catechesi che qui si evoca (basandosi su Gc 2,14-18) verifica appunto sperimentalmente, ossia mettendole in pratica, le proposte accolte sui banchi per arrivare a risultati esistenzialmente apprezzabili. Spesso i catechisti si prestano come operatori nelle proprie funzioni scolastiche, ma dare la possibilità di rapportarsi nella pratica con attività utili alla vita parrocchiale, ad esempio, risulterebbe di grande valore didattico, permettendo di accostarsi, letteralmente, alla pratica della fede. In fondo, è questo che Papa Francesco intendeva quando, durante l’udienza generale di mercoledì 30 ottobre 2024, nel contesto di una serie di catechesi sulla presenza e l’azione dello Spirito Santo nella vita della Chiesa, evidenziava il ruolo trasformante dei Sacramenti, in particolare della Cresima, chiedendo ai fedeli di non vedere il sacramento della Confermazione come una “estrema unzione” o un traguardo di addio, ma come l’inizio di una partecipazione attiva e impegnata nella Chiesa. Avremo così quella forza speciale per testimoniare la fede che solo il Santo Spirito può dare rinvigorendo i suoi doni. “Per questo non ci è difficile comprendere come la Confermazione, o meglio tutta l’iniziazione cristiana, abbia a che fare con il dono dello Spirito santo per la testimonianza del Vangelo, e quindi comprendere come il sacramento detto “dell’addio” sia piuttosto il sacramento dell’invio!” (F. Verzini).
